Scritto Mercoledý 19 dicembre 2018 alle 11:44

Viale Verdi, il Comitato e la politica

E' legittimo, caro direttore, che portino avanti con forza le loro rivendicazioni. Ed è addirittura ammirevole che, in un'epoca di individualismo sfrenato, si siano costituiti in Comitato, dando forma e sostanza al loro progetto. Ed è pure comprensibile, per finire, che si siano tuffati anima, corpo (e voti, presumibilmente) nelle mani della maggioranza in carica, perché - come diceva quello - l'importante è che il gatto mangi i topi, indipendentemente dal colore del suo manto.
Al netto di tutto ciò, trovo curioso (anche se non sorprendente) che il Comitato di Viale Verdi di Merate - perché di questo vorrei parlarle - trovi tanto spazio su molti media locali e, ancor più, l'argomento sia finito in testa alle priorità cittadine, fonte di polemiche e dibattiti ad ogni evento o manifestazione pubblica. Bravi nel marketing, forse. O ben indirizzati dall'interno, ad essere più perfidi. Ma non è questo il punto. L'argomento centrale, che viene sempre eluso, è rappresentato dal merito delle proposte del Comitato, ovvero dalla richiesta di una radicale trasformazione del Viale con un investimento che - mi è parso da leggere - richiederebbe alle casse pubbliche due milioni e mezzo di euro.
Orbene, bisognerebbe sottolineare alcuni aspetti, a mio avviso, per avere un quadro che si avvicini allo stato dei fatti. Sarà pur vero che siamo un popolo senza memoria ma, perdinci, qualche volta un punto a capo è utile anche in politica. E non soltanto in grammatica.
Viale Verdi è nato come una strada di attraversamento della città, in alternativa (e a somiglianza, se ci pensate) a Viale Lombardia. Stesso concetto ma con risultati differenti, anche sotto il profilo estetico perché non c'è dubbio che all'inizio del secolo l'eleganza urbanistica non era neppure paragonabile a quella degli anni Sessanta, quando Viale Verdi è diventato realtà. Una bella riga, una colata di cemento sopra a uno sterrato ed voilà, ecco il nuovo quartiere. Al resto ci hanno pensato i politici dell'epoca, lasciando che la strada fosse contornata - a destra e sinistra - da villette a schiera e condomini, uffici pubblici e negozi, in un guazzabuglio che farebbe gridare allo scandalo anche il più inesperto degli urbanisti. Il risultato lo vediamo oggi perché a nessuno era venuto in mente - o forse sì, ma non importava - che i volumi delle auto sarebbero cresciuti e che le case Fanfani non avrebbero rappresentato per sempre il filo conduttore dell'edilizia.
Viale Verdi con il tempo è diventato l'ideale collegamento con città studi (l'area dei licei e della scuola elementare, per capirci) e, soprattutto, con l'ospedale. La situazione è degenerata con la legislatura Robbiani quando è stato chiuso l'ingresso di viale Terzaghi. Per accedere all'ospedale, in altre parole, non si può far altro che utilizzare la rotonda di Pagnano (tuffandosi in via Frisia e mettendosi pazientemente in coda fino a piazza Italia e via don Cazzaniga) oppure, per l'appunto, viale Verdi. Mi risulta difficile capire come sia possibile, anche per l'Amministrazione prossima ventura, trasformare questo corridoio di collegamento in una strada residenziale tra corsie preferenziali, piste ciclabili, alberi ed aiuole. Fin dove rinculerebbero le code per andare a scuola o in ospedale, in mancanza di alternative?
C'è poi la questione delle due rotonde agli incroci del viale. Erano le uniche necessarie e anche sul suo giornale, caro direttore, ho trovato riferimenti che si perdono nella notte dei tempi. Ebbene, sono le uniche due a non essere state fatte. Non solo: la giunta Robbiani ha consentito che all'incrocio tra via don Cazzaniga e viale Verdi fosse costruito un complesso condominiale che, di fatto, ha precluso la realizzazione della rotatoria in zona ex negozio Airoldi. A meno che non si pensi di andare a devastare il cortile del Centro Disabili che era stato il fiore all'occhiello della precedente amministrazione e che ha richiesto (misteriosamente) anni e sostanziose iniezioni di denaro per la sua realizzazione.
Lo stesso si potrebbe dire dell'altro incrocio, quello tra via Papa Giovanni, via Turati e Viale Verdi. Non soltanto non è mai stata fatta la rotonda ma, nell'ordine, le varie amministrazioni hanno consentito di realizzare (anni Ottanta) un complesso di condomini sul lato sinistro di via De Gasperi e, un paio di decenni dopo, quel mastodontico condominio firmato da Mario Botta e che si trova di fronte al Garage San Carlo. Costruzioni che hanno precluso ogni miglioria, a meno di "allontanare" o arretrare la stazione di servizio. Il progetto del Comitato che è stato realizzato dai tecnici della Provincia (curioso, all'ufficio tecnico di Merate non c'erano ingegneri capaci di usare il compasso?) ipotizza comunque le due costosissime rotatorie ma sarei curioso di sapere dove pensano di far passare le auto. A me hanno insegnato, pur non essendo un esperto, che affinché siano davvero utili devono avere un adeguato diametro, per consentire lo scorrimento interno ed evitare gli incolonnamenti.
A rendere ancora più complicata la situazione, ne accennavamo prima, la decisione di chiudere via Terzaghi e, una volta acclarata la scelleratezza della scelta, l'invenzione della Giunta Massironi-Procopio della terza corsia di immissione. Una toppa ancora peggiore del buco, costata un occhio della testa (non mi si dica che due linee e uno spartitraffico debbano per forza costare 250 mila euro) e del tutto inutile: chi arriva da Lecco non la usa perché è pericolosa e chi esce da Merate, al contrario, continua ad utilizzarla per andare verso Milano, ignorando bellamente il divieto di svolta a sinistra. Basta stare una manciata di minuti a guardare il traffico del primo mattino per rendersi conto di quanti automobilisti (ho le foto) si inventino manovre ardite per girare a sinistra. Scommetto, non avendo mai visto un vigile urbano nei paraggi, che non è mai stata elevata una contravvenzione...
E allora, quei coraggiosi cittadini di Viale Verdi, che cosa dovrebbero fare? A essere realistici bisognerebbe consigliare loro di mettere il cuore in pace: fintanto che non saranno risolti questi problemi tecnici (dopo la ex Diana si potrebbe completare la devastazione dell'ex parco di villa Biffo, però...) sarà ben difficile trasformare quel triste vialone anni Settanta in un giardino fiorito dove convivano auto, pedoni, biciclette e residenti. Se però vogliamo premiare caparbietà e sogni, è necessario che qualcuno di loro - magari non troppo coinvolto politicamente - chiedesse conto all'Amministrazione in carica (e soprattutto a quella che vorrebbe prenderne il posto) delle scelte fatte nel passato e dalle quali discendono gli enormi problemi di quella zona. Del resto, gira che ti rigira, le facce sono sempre quelle, sia pure con "magliette" di colore diverso. E sarebbe buona cosa che pretendessero fatti, idee e programmi realistici al posto delle solite e ondivaghe assicurazioni. Altrimenti il finale sarà sempre lo stesso: promessa elettorale, voti conquistati, speranze disilluse, avanti con il prossimo... Vi ricorda il governo gialloverde? Ma no, perfidi che non siete altro...
Alessandro M. - Merate
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