Lecco, processo Riva: in aula 2 testi del PM. Respinte le 3 eccezioni della difesa. Il 13 giugno la discussione e la sentenza

Luigi Riva, ex gestore del canile di Merate Tre eccezioni
respinte, i testimoni ridotti da 39 (21 chiesti dal pubblico ministero e
18 dalla difesa) a 7 e uno scontro violentissimo tra l’avvocato Paolo
Bassano, che rappresenta Luigi Riva, e il maggiore Paolo De Grassi, all’epoca
tenente del Nas ora a capo della Compagnia di Saronno. E’ quanto accaduto
nel corso dell’udienza, la prima “effettiva”, che si è
svolta al tribunale di Lecco, di fronte al giudice Emanuela Rossi relativa
al processo dell’ex gestore del canile di Merate, accusato di maltrattamenti
di animali, violazione della legge Ronchi sullo smaltimento delle carcasse
di 5 cani morti e appropriazione indebita di altri 3 esemplari. La seduta
si è aperta, come dicevamo, con le tre eccezioni sollevate dalla
difesa. La prima riguardava l’incompatibilità del giudice. La
dottoressa Rossi, infatti, nel 2003 faceva parte del collegio del riesame
per la richiesta di dissequestro dell’azienda di Riva, richiesta che
fu respinta proprio su decisione della stessa. La difesa, ieri, ha dunque
sollevato l’opportunità che il giudice si astenesse. Opportunità
che, pur condivisa, non ha trovato riscontro nel diritto e dunque è
stata respinta. Respinte anche le altre due eccezioni relative ad omesse
notifiche alla parte offesa nelle citazioni a giudizio. L’istruttoria
dibattimentale è poi entrata nel vivo con l’ascolto di due dei
tre testimoni richiesti dal pubblico ministero rappresentato in aula dal
dottor Pietro Bassi, in sostituzione del titolare Luca Masini: l’allora
tenente del Nas Paolo De Grassi che partecipò alla perquisizione
di quattro anni fa alla struttura di Via Ca’ Rossa e Roberto Cavaliere,
proprietario di un cane smarrito. L’ufficiale dei carabinieri ha ripercorso
l’ispezione portata a termine il 21 febbraio del 2003 riferendo cosa
i suoi uomini avrebbero trovato: dai cani in precarie condizioni igieniche,
alle celle sporche, alle carcasse rinvenute nel freezer, ai medicinali scaduti.
Colpo di scena e tensione alla dichiarazione del militare che alcuni cani
erano stati posti nella cella frigorifera ancora vivi.

L’avvocato Paolo Bassano
L’avvocato Bassano si è scagliato contro l’ufficiale
facendo appello al verbale di autorizzazione redatto dall’Asl, secondo
il quale Riva era autorizzato alla raccolta e al trasporto delle carcasse,
e alla relazione del perito, dottor Massimo Finazzi di Milano che aveva
escluso, a seguito delle autopsie, maltrattamenti in questo senso. Più
pacata la testimonianza di Cavaliere che ha raccontato del suo cane smarrito
nel 1996, che a suo dire non gli sarebbe stato restituito nonostante si
trovasse al canile. La difesa, da parte sua, ha eccepito che Riva in quel
periodo non era ancora gestore e accalappiacani della struttura, essendo
entrato in servizio solo nel 1998 e che esisteva la difficoltà
di riconoscere l’identità di un animale dal tatuaggio, essendo
quest’ultimo stato prodotto più volte. Prossima udienza mercoledì
13 giugno con l’ascolto del terzo teste del pubblico ministero, dei
4 della difesa, discussione delle parti e, con tutta probabilità,
emissione della sentenza. Luigi Riva ha sempre respinto le accuse, ammettendo
di avere magari peccato di leggerezza nella gestione burocratica ma mai
di avere commesso simili crudeltà. Per settimane, al tempo della
vicenda, lui e la famiglia erano stati sotto i riflettori dei mass media
anche nazionali, spesso con toni da massacro mediatico che lo avevano
dipinto come un mostro. Nei suoi confronti, in realtà, era scattata
una vera e propria gara di solidarietà e di sostegno da parte di
volontari, amici e dell’opinione pubblica cittadina. Il sequestro
dell’azienda lo aveva privato del lavoro e dei mezzi di sostentamento
per lui e la famiglia. Ora, grazie ad un nuovo impiego, le cose sono migliorate
ma finchè su questa vicenda non sarà posta la parola fine
non potrà mai dirsi sereno.
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