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7 / 6 / 2007
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Lecco, processo Riva: in aula 2 testi del
PM. Respinte le 3 eccezioni della difesa.
Il 13 giugno la discussione e la sentenza


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Luigi Riva, ex gestore del canile di Merate


Tre eccezioni respinte, i testimoni ridotti da 39 (21 chiesti dal pubblico ministero e 18 dalla difesa) a 7 e uno scontro violentissimo tra l’avvocato Paolo Bassano, che rappresenta Luigi Riva, e il maggiore Paolo De Grassi, all’epoca tenente del Nas ora a capo della Compagnia di Saronno. E’ quanto accaduto nel corso dell’udienza, la prima “effettiva”, che si è svolta al tribunale di Lecco, di fronte al giudice Emanuela Rossi relativa al processo dell’ex gestore del canile di Merate, accusato di maltrattamenti di animali, violazione della legge Ronchi sullo smaltimento delle carcasse di 5 cani morti e appropriazione indebita di altri 3 esemplari. La seduta si è aperta, come dicevamo, con le tre eccezioni sollevate dalla difesa. La prima riguardava l’incompatibilità del giudice. La dottoressa Rossi, infatti, nel 2003 faceva parte del collegio del riesame per la richiesta di dissequestro dell’azienda di Riva, richiesta che fu respinta proprio su decisione della stessa. La difesa, ieri, ha dunque sollevato l’opportunità che il giudice si astenesse. Opportunità che, pur condivisa, non ha trovato riscontro nel diritto e dunque è stata respinta. Respinte anche le altre due eccezioni relative ad omesse notifiche alla parte offesa nelle citazioni a giudizio. L’istruttoria dibattimentale è poi entrata nel vivo con l’ascolto di due dei tre testimoni richiesti dal pubblico ministero rappresentato in aula dal dottor Pietro Bassi, in sostituzione del titolare Luca Masini: l’allora tenente del Nas Paolo De Grassi che partecipò alla perquisizione di quattro anni fa alla struttura di Via Ca’ Rossa e Roberto Cavaliere, proprietario di un cane smarrito. L’ufficiale dei carabinieri ha ripercorso l’ispezione portata a termine il 21 febbraio del 2003 riferendo cosa i suoi uomini avrebbero trovato: dai cani in precarie condizioni igieniche, alle celle sporche, alle carcasse rinvenute nel freezer, ai medicinali scaduti. Colpo di scena e tensione alla dichiarazione del militare che alcuni cani erano stati posti nella cella frigorifera ancora vivi.


 

L’avvocato Paolo Bassano


L’avvocato Bassano si è scagliato contro l’ufficiale facendo appello al verbale di autorizzazione redatto dall’Asl, secondo il quale Riva era autorizzato alla raccolta e al trasporto delle carcasse, e alla relazione del perito, dottor Massimo Finazzi di Milano che aveva escluso, a seguito delle autopsie, maltrattamenti in questo senso. Più pacata la testimonianza di Cavaliere che ha raccontato del suo cane smarrito nel 1996, che a suo dire non gli sarebbe stato restituito nonostante si trovasse al canile. La difesa, da parte sua, ha eccepito che Riva in quel periodo non era ancora gestore e accalappiacani della struttura, essendo entrato in servizio solo nel 1998 e che esisteva la difficoltà di riconoscere l’identità di un animale dal tatuaggio, essendo quest’ultimo stato prodotto più volte. Prossima udienza mercoledì 13 giugno con l’ascolto del terzo teste del pubblico ministero, dei 4 della difesa, discussione delle parti e, con tutta probabilità, emissione della sentenza. Luigi Riva ha sempre respinto le accuse, ammettendo di avere magari peccato di leggerezza nella gestione burocratica ma mai di avere commesso simili crudeltà. Per settimane, al tempo della vicenda, lui e la famiglia erano stati sotto i riflettori dei mass media anche nazionali, spesso con toni da massacro mediatico che lo avevano dipinto come un mostro. Nei suoi confronti, in realtà, era scattata una vera e propria gara di solidarietà e di sostegno da parte di volontari, amici e dell’opinione pubblica cittadina. Il sequestro dell’azienda lo aveva privato del lavoro e dei mezzi di sostentamento per lui e la famiglia. Ora, grazie ad un nuovo impiego, le cose sono migliorate ma finchè su questa vicenda non sarà posta la parola fine non potrà mai dirsi sereno.



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Scritto il 7 / 6 / 2007 alle 10.53
 
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